Blocchiamo il consumo del suolo – 2

L’Associazione Nazionale Costruttori Edili, relativamente alle problematiche connesse al consumo del suolo ha avuto, il 27/03/2012, un`audizione presso la Commissione Territorio e Ambiente del Senato. La delegazione associativa ha evidenziato, in premessa, che l`unica ricetta per ridurre il consumo del territorio e` di avviare concretamente processi di riqualificazione urbana in modo da far crescere la citta` su se stessa, ponendo al centro la sostituzione edilizia di immobili fatiscenti, la rifunzionalizzazione di aree dismesse e in generale il rinnovo del patrimonio edilizio. A tal fine e` necessario predisporre un sistema di regole semplici e snelle per superare gli ostacoli burocratici e politiche del credito in grado di attrarre investimenti e quindi di stimolare e attivare iniziative di rinnovo urbano.

Secondo l`Associazione vi sono quattro strumenti in grado di innescare meccanismi “virtuosi“ di rinnovamento urbano, consistenti nella:

1) Progettualita` Il processo di riqualificazione urbana efficace ha come presupposto una prospettiva progettuale di sistema: e` necessario passare “dalla logica della sostituzione del singolo edificio“ a progetti/programmi diffusi ed organici sull`intera citta`. Un importante passo in questa direzione e` rappresentato dal “Piano per la Citta“`, varato dal Governo lo scorso anno con il decreto legge “Sviluppo“ 70/2011. Fondamentale risulta, inoltre, l`affermazione di un nuovo concetto di sostituzione edilizia libera dal vincolo della sagoma, soprattutto a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 309/2011, con la quale e` stata dichiarata l`illegittimita` della Legge della Lombardia sul Governo del territorio nella parte in cui consentiva gli interventi di ristrutturazione edilizia tramite demolizione e ricostruzione senza l`obbligo del rispetto della sagoma. Il vincolo della sagoma appare oggi anacronistico, in quanto non consente di liberare pienamente le idee progettuali e costringe a riproporre soluzioni costruttive oramai superate. 2) Integrazione L`ANCE rileva la necessita` che gli interventi da porre in essere sulle aree urbane rispondano alle nuove richieste di integrare la funzione residenziale con attivita` commerciali, terziarie, direzionali, turistico-ricettive ed anche culturali e per il tempo libero. 3) Sostenibilita` Particolare rilievo rivestono, ad avviso dell`ANCE, anche le tematiche legate allo sviluppo eco-sostenibile del territorio, efficienza energetica, impiego di materiali e tecniche per conseguire obiettivi di efficienza energetica ed eco-compatibilita`. Occorre, pertanto, unire le tradizionali politiche urbanistico-edilizie di riqualificazione del patrimonio edilizio e infrastrutturale con le politiche ambientali. 4) Partecipazione Poiche` le operazioni di trasformazione urbana sono caratterizzate da complessita` non solo organizzativa e progettuale, ma anche economica e finanziaria, occorre coinvolgere la piu` ampia platea possibile di operatori pubblici e privati con la partecipazione attiva delle istituzioni finanziarie. A tal fine, potrebbe essere utile indicare a livello nazionale una figura in grado di individuare tutte le possibili risorse pubbliche utilizzabili per il Piano Citta`, di guidare l`ente locale verso la massimizzazione dei risultati positivi dell`intervento finanziario pubblico, di coordinare e “facilitare“ il dialogo tra i vari soggetti pubblici e privati interessati alle proposte di intervento indicate dal Piano Citta`. Occorre, inoltre, ad avviso dell`Associazione, codificare un nuovo rapporto pubblico-privato basato su imparzialita`, trasparenza, pubblicita` e partecipazione al procedimento, riconoscendo nel contempo le capacita` propositive e realizzative delle imprese nel pieno rispetto dei differenti ruoli. La delegazione associativa ha, altresi`, evidenziato la necessita` che vengano introdotte misure fiscali mirate che siano in grado di avviare una efficace politica di riqualificazione. La reale riduzione del consumo del suolo passa, infatti, attraverso la costruzione di un nuovo scenario nel quale sia urbanisticamente, economicamente e socialmente sostenibile realizzare interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.

Forse l’iniziativa dell’ANCE non è ciò che molti di noi auspicano, ma sicuramente è un primo passo verso la sensibilizzazione ad argomenti di cui la comunicazione si occupa troppo poco. 

www.salviamoilpaesaggio.it
http://www.stopalconsumoditerritorio.it/

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Veleni indoor

Per molte persone la salute non è una priorità fino a quando il corpo non si ammala e non è possono più ignorarla. In quel momento la percezione della salute cambia rapidamente e diventa di primaria importanza. È solo in quel momento che si è disposti a fare un serio sforzo per ripristinare la propria salute. Purtroppo, però, a volte può essere troppo tardi.


Ci sono molte ragioni per cui la gente non si prende sufficiente cura della propria salute. Alcune di esse sono:

- credere “, che non succederà a me”;
- non riconoscere che molte malattie sono dovute ad un sovraccarico tossico o metabolico e ad  eventuali carenze di elementi fondamentali;
- non assunzione di responsabilità;
- credere, “Ho geni forti che mi proteggono”;
- guardare alla scienza medica come una panacea universale.

Un fenomeno comportamentale molto comune è quello di predisporre un cambiamento dello stile di vita soltanto nel momento in cui la percezione del dolore o la sofferenza che deriverà dal non fare la modifica di comportamento avrà un disagio maggiore del disagio provocato dal cambiamento stesso. Il fumo è un buon esempio di questo fenomeno comportamentale.

Philip Day autore di ”Health Wars’”, un libro controverso che rivela verità indicibili nel settore della salute, afferma che “le due aree in cui si concentrano le malattie metaboliche e tossiche sono correlate”.

Le malattie metaboliche sono causate da una carenza di nutrienti come lo scorbuto o la pellagra.

Le malattie correlate sono quelle causate da sostanze nocive per i processi biologici degli esseri umani.

La quantità giornaliera di esposizione a tossine comuni includono:
- scarico di fumi;
- inquinamento atmosferico;
- pesticidi, erbicidi e fertilizzanti negli alimenti e nell’acqua.
- prodotti di origine animale contenenti ormoni, antibiotici, cure antiparassitarie;
- alcol, tabacco, ecc;                                                                                             - additivi negli alimenti, ad esempio coloranti, aromi, conservanti;                - ingredienti cancerogeni nella cura personale e nei prodotti per la pulizia;      – gas tossici prodotti da mobili, elettrodomestici, vernici, ecc;                            – radiazioni elettromagnetiche (EMR).

Dopo aver letto questo elenco, non c’è da meravigliarsi che nella società di oggi molte persone si ammalano! Le tossine a cui siamo esposti ogni giorno nel nostro ambiente includono, l’aria che respiriamo, le sostanze chimiche che mettiamo sul nostro corpo e assorbiamo attraverso la pelle, come pure le sostanze chimiche che ingeriamo attraverso il cibo e le bevande. Quando tutto questo è accompagnato da una cattiva alimentazione, viene interessato il sistema immunitario con conseguenze negative per le nostre condizioni di salute.

Il Dr Peter Dingle è uno dei maggiori scienziati australiani in materia ambientale, la cui tesi di dottorato riguarda l’esposizione chimica nelle case e negli spazi di lavoro:
“Io ritengo che molte malattie non sono semplicemente eventi sfortunati, sono quindi evitabili; esse possono essere collegate alle sostanze chimiche presenti nel nostro cibo, nell’acqua, nelle case, nei luoghi di lavoro, nell’ambiente in generale e nei prodotti che usiamo. Ritengo che malattie come il cancro, l’asma , la sindrome da stanchezza cronica, allergie e sensibilità chimica multipla possono essere correlate alla presenza sempre più elevata di sostanze chimiche nel nostro ambiente. “

Le sostanze chimiche tossiche possono entrare nel nostro corpo attraverso tre modalità: attraverso gli alimenti, attraverso la respirazione e l’assorbimento attraverso la pelle.
INGESTIONE
L’ingestione è la strada percorsa dalla maggioranza delle sostanze tossiche, procurando intossicazioni immediate che portano alla morte accidentale. I bambini piccoli sono particolarmente vulnerabili agli avvelenamenti domestici attraverso l’ingestione. Con la loro naturale curiosità, imparano mettendo le cose in bocca.
I bambini non possono capire la differenza tra il profumo di limone generato dai prodotti per le pulizie domestiche e la limonata.

Vediamo allora chimicamente di cosa stiamo parlando:

DETERGENTI                                                                                      Tensioattivi anionici : i tensioattivi anionici possono entrare a contatto per inalazione delle polveri, per contatto o per ingestione.  Provocano o rinforzano le allergie, attaccano la parte grassa e protettiva della pelle, tolgono lo strato di grasso e la corrodono, producendo dermatiti.  Per ingestione provocano vomito, nausea, diarrea, dolori allo stomaco e all’addome.  Risulta pericolosa l’ingestione di dosi superiori a 1 g per kg di peso corporeo, per i tensioattivi anionici, mentre i non ionici sono meno tossici.  I saponi invece sono considerati non tossici, anche se anch’essi hanno effetto irritante sulle mucose digestive.  E’ da tenere presente anche il rischio di inalazione della schiuma nei polmoni, con possibilità di soffocamento. In particolare i detersivi per lavastoviglie hanno una tossicità molto maggiore di quella dei detersivi a mano, anche per la forte alcalinità.  Se viene ingerita anche una piccola quantità di prodotto possono aversi danni seri, come gravi lesioni emorragiche, mentre anche per contatto con la cute si possono avere lesioni gravi. 

Tensioattivi cationici: il più importante, il benzalconio cloruro, presenta un certo grado di tossicità.  Si ritiene che concentrazioni tra 0,1 e 0,5% siano in grado di dare irritazione delle mucose oculari, mentre a livello cutaneo sono irritanti concentrazioni del 10%.  A più gravi casi determina collasso, paralisi muscolari, alterazioni epatiche e renali. 

Enzimi: purtroppo anche questi non sono innocui.  Per la loro capacità di attaccare lo sporco di natura proteica, possono attaccare anche la pelle o penetrare nei polmoni.  Gli enzimi impediscono una rapida guarigione della pelle screpolata e possono creare allergie. 

Ammorbidenti: Oltre che alla presenza dei tensioattivi cationici, di cui si è già parlato, questi prodotti contengono anche alcol, in particolare alcol isopropilico (5%).  Questo alcool è più tossico dell’alcool etilico, ma la sua pericolosità si osserva per ingestione di almeno 200 ml in un bambino e 2 litri nell’adulto, cosa abbastanza improbabile.  Ha comunque un effetto irritante sulla mucosa dello stomaco e maggiore effetto depressivo sul SNC dell’alcol etilico. 

I detergenti per metalli, specie per l’argento, oltre a tensioattivi, contengono tiourea e acido cloridrico, che, togliendo lo strato di solfuro, asportano anche un sottile strato di metallo .  Queste creme sono tossiche.  La tiourea è valutata sospetta di cancerogeneità. 

Prodotti per pulizia forni: l’uso di questi prodotti provoca tosse ed infiammazione della pelle e delle mucose. 

Candeggianti 

Nel caso del perborato sodico, in caso di ingestione il boro viene rapidamente assorbito, e anche se non è ancora ben noto il meccanismo di azione, si sa che vengono colpiti l’apparato digerente, con vomito e diarrea, il SNC con cefalea, agitazione , il rene con nefropatia, la cute con lesioni ed eritemi.  Nel bambino la dose tossica dell’acido borico è di 0,2 g per kg di peso corporeo, quella letale di 0,4 g per kg. Ipoclorito di sodio :è irritante per contatto, la sua dose letale per ingestione è per un bambino di pochi ml.  Attualmente è ancora più pericoloso perché i prodotti commerciali in cui si trova contengono sostanze profumate, per togliere lo sgradevole odore.  Così manca un elemento utile di allarme, con maggiore rischio per contatto o inalazione accidentale. Al contatto dell’ipoclorito con sostanze acide si sviluppa gas cloro, che è uno dei più potenti tossici. Il cloro è una delle sostanze più pericolose per la facilità con cui distrugge il tessuto polmonare portando ad edema.  Il suo odore acuto può essere percepito anche a basse concentrazioni, con bruciore agli occhi, al naso.  Per maggiori concentrazioni si ha sensazione di soffocamento, secrezioni anche emorragiche, fino allo spasmo e alla morte per edema polmonare. E nelle case le sostanze acide sono molto frequenti.  Al contatto dell’ipoclorito con ammoniaca si può sviluppare clorammina, gas molto irritante, che in alte concentrazioni può portare dalla faringite alla polmonite chimica. 

Acidi e basi

Gli acidi provocano danni ai tessuti, denaturando localmente le proteine.  In seguito ad ingestione di acido si verifica un intenso danno corrosivo alla mucosa orale ed esofagea, ma il danno più significativo è al livello dello stomaco.  L’inalazione di acidi concentrati, come l’acido cloridrico, provoca irritazione alle vie respiratorie, riniti, corrosione dei denti, polmoniti ed alla fine edema polmonare. Le basi, o alcali, sono sostanze corrosive per la pelle perché reagiscono con lo strato lipidico distruggendo le sostanze idrofile dello strato corneo.  Ricordiamo che il pH della pelle è 5,5. Per ingestione di alcali il danno tissutale è invece una forma di ‘ necrosi liquescente’, che distrugge l’epitelio di superficie e l’intero strato della tunica con perforazione dell’esofago, che solitamente si verifica dopo 5-12 giorni dall’assunzione. Un discorso simile si può fare per l’ammoniaca, gas di odore pungente, molto solubile in acqua, le cui soluzioni diluite (5-6%) sono molto usate per detergere superfici, vetri e specchi.  L’inalazione di basse concentrazioni di ammoniaca provoca irritazione alle vie aeree ed agli occhi, con possibili lesioni alle cornee, e l’ingestione provoca ustioni ed emorragie del tratto gastrointestinale superiore. E’ stata ricordata già la tossicità dei detersivi per lavastoviglie, molto maggiore di quella dei detersivi a mano, proprio per la forte alcalinità.  Se viene ingerita anche una piccola quantità di prodotto possono aversi danni seri, come gravi lesioni emorragiche, mentre anche per contatto con la cute si possono avere lesioni gravi. 

 INALAZIONE
L’avvelenamento per inalazione  è più comune, e può essere molto più dannosa di quella per ingestione. E’ un tipo di avvelenamento progressivo che avviene nel corso del tempo respirando i vapori di sostanze chimiche tossiche. 
Quando si inspirano fumi tossici, i veleni vanno direttamente nel sangue e rapidamente raggiungono organi come il cervello, cuore, fegato e reni. I risultati sono sintomi quali mal di testa, dolori muscolari, e stordimento. Molti prodotti emanano vapori tossici che possono irritare il naso, gola e polmoni.
I bambini possono inalare i vapori tossici durante le ooperazioni di pulizia, residui tossici possono rimanere sulle lenzuola e le federe e possono essere inalati per tutta la notte, mentre i bambini, ignari, stanno dormendo.
ASSORBIMENTO
L’assorbimento può spesso essere una strada di esposizione insospettata.
Si usa pensare che la nostra pelle è come un impermeabile, un rivestimento protettivo. purtroppo non è così e qualsiasi sostanza chimica che tocca la pelle può essere assorbita e diffusa in tutto il corpo. La pelle è così assorbente che alcuni farmaci vengono somministrati attraverso la pelle.
L’assorbimento cutaneo delle sostanze chimiche tossiche è evidente quando si applica un prodotto, come la crema o una lozione per la pelle. Può anche accadere quando si immergono le mani in una soluzione per la pulizia della casa; oppure si può entrare in contatto con una superficie trattata con sostanze chimiche anche molti giorni prima.

Non tutti gli avvelenamenti domestici accadano istantaneamente. Alcuni  possono avvenire solo dopo l’esposizione ripetuta.

TOSSICITA ‘ACUTA
Tossicità acuta si riferisce ad un unico tempo di esposizione che può avere degli effetti che conducono anche alla morte. Di solito questi avvelenamenti sono il risultato di ingestione accidentale di prodotti per la casa.
TOSSICITA ‘CRONICA
La tossicità cronica si riferisce ad un avvelenamento come il risultato di numerose esposizioni a piccole quantità di una sostanza chimica per un lungo periodo di tempo. Gli effetti di queste esposizioni possono essere il cancro.
Gli effetti delle sostanze chimiche tossiche diventano più difficili da valutare e sono più insidiose. 
La tossicità cronica tiene anche conto degli effetti combinati di tutti i prodotti chimici tossici a cui ci si espone. Durante il giorno, l’esposizione a sostanze chimiche nel presenti nel collutorio, shampoo, dentifricio, bagnoschiuma, sapone, acqua di colonia o un profumo, detersivo per bucato, lavavetri, e tutto il resto producono una zuppa chimica nel nostro corpo, la combinazione è praticamente impossibile da valutare.
Uno studio ha chiaramente dimostrato che le sostanze chimiche possono diventare anche più dannose come nella combinazione tra loro.  Presso l’Istituto di Studi nutrizionali in California, sono state somministrate a delle cavie diverse combinazioni di tre additivi alimentari comuni: ciclamato di sodio, colorante alimentare rosso 2, e polyoxyethelene sorbitano. Dapprima le cavie sono state alimentate con solo uno dei tre additivi, e nulla successo; successivamente, le cavie sono state alimentate con due dei tre additivi, hanno smesso di crescere, hanno perso i capelli, e sviluppato diarrea. Quando alle cavie è stata somministrata la combinazione di tutti e tre gli additivi, hanno perso peso rapidamente e sono morte nel giro di due settimane. Se questo è il risultato di soli tre additivi alimentari che interagiscono – che non sono quasi mai tossiche come la maggior parte dei prodotti per la pulizia – immaginate quello che sta succedendo nei nostri corpi e nei corpi dei nostri figli con tutte le sostanze chimiche a cui siamo esposti ogni giorno.

Una volta che le sostanze tossiche entrano nei nostri corpi, tendono a rimanere all’interno del nostro corpo, in particolare nel nostro tessuto adiposo grasso. Uno studio ha dimostrato che il 100% delle persone testate avevano nel loro tessuto adiposo, una sostanza tossica di nome stirene (un idrocarburo aromatico); è stato poi trovato nel grasso del 100% delle persone testate il Diclorobenzene 1,4, un prodotto chimico usato frequentemente in deodoranti domestici.


I

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… che ne è stato dell’Islanda?

Tre anni fa, l‘Islanda subì un catastrofico collasso bancario. In pochi giorni nell’ottobre del 2008, le tre maggiori banche caddero e l’intera popolazione (319,000 persone circa) furono le prime vittime della crisi finanziaria. Questo è stato il più grande fallimento del sistema finanziario mai vissuta da una singola nazione. Il governo non aveva altra scelta: lasciare che ciò accadesse.
Le banche hanno contratto debiti in misura di sei volte le dimensioni della intera produzione economica del paese. Il panico coinvolse alcuni residenti che si affrettarono a comprare scorte di prodotti alimentari e altri ritirarono i propri risparmi.
Oggi, un visitatore di Reykjavik non avrebbe la percezione di quanto è successo.
Persino  la McDonald’s decise di abbandonare l’isola e di chiudere i ristoranti presenti nell’isola. Il collasso della moneta del paese, la corona, ha eroso i profitti della catena di fast food e le importazioni dei prodotti usati per preparare i cibi sono diventate troppo esose.
Ci sono molte idee per rafforzare l’economia per il futuro. Idee come l’abbandono della valuta nazionale e l’adozione del dollaro canadese.
La corona si è svalutata circa del 40% dal picco del 2007. Per mantenere la valuta stabile si sono messe in atto azioni di controllo dei capitali che hanno limitato il flusso di denaro dentro e fuori il paese e hanno contribuito a mantenere la valuta stabile. Se i controlli venissero rimossi troppo presto, la corona potrebbe bloccarsi nuovamente, se si mantenessero per troppo tempo, essi scoraggerebero gli investimenti esteri.
 L’Islanda potrebbe aderire all’Unione europea, adottare l’euro, e raggiungere una maggiore integrazione con il continent; oppure potrebbe fare qualcosa di completamente diverso come evitare l’Unione europea e passare al dollaro canadese. Dopo tutto la storia recente del paese mostra che l’Islanda e’ disposta a fare delle scelte non convenzionali.
Grazie alla piccola economia islandese e una storia di cattiva politica monetaria, la corona ha subito svalutazioni sostanziali in passato.  Le piccole valute sono anche un bersaglio preferito per gli speculatori che ne aumentano la volatilità. Queste oscillazioni selvagge sono in grado di distruggere il risparmio. Ecco perché si pensava di passare all’euro, senza l’adesione all’UE.
 Nel 2001, la Banca Centrale dell’Islanda ha smesso di cercare di gestire il tasso di cambio e ha lasciato che fosse il mercato a decidere il valore della corona.  I tassi di interesse erano alti a causa degli interventi della banca centrale a difesa della moneta dall’inflazione, il che ha significato che gli investimenti in corone producevano un tasso più elevato rispetto alle altre valute. Questo attirò gli speculatori (tipicamente hedge funds) che cercarono di fare soldi con un sistema definito carry trade. Il carry trade consiste nel prendere a prestito denaro a un basso tasso di interesse e reinvestirlo ad un tasso di interesse più elevato guadagnando sulla differenza dei tassi di interesse. Le banche islandesi giocarono con il carry trade forse un pò troppo, esse le banche estere seguito l’esempio con la creazione di bond venduti agli investitori al di fuori del paese.  Fino al 70% di bond ICESAVE  a partire dal 2005 sono stati creati dalla filiale di Londra Toronto-Dominion Bank.
Tutte queste attività hanno alimentato la corona, che si apprezzò dell’87% tra il 2001 e il 2007.  In un paese fortemente dipendente dalle importazioni, i beni stranieri sono costosi, gli Islandesi hanno approfittato della corona forte comprando dall’estero soprattutto auto, elettronica e beni di lusso.
Ma il carry trade è rischioso e insostenibile, e i trader di valuta fuggirono al primo segno di guai. Questo è quello che è successo alle banche quando, fortemente indebitate, prive di liquidità e non in grado di soddisfare i loro obblighi, crollarono.  Gli speculatori svanirono, e la corona perse il 92% nello stesso anno.
Poco dopo, l’Islanda è entrata nel processo di adesione all’UE soprattutto per ottenere la moneta dell’euro.  Con i fatti recenti, però, la gente ha cominciato a chiedersi se realmente l’euro può può essere una scialuppa di salvataggio per la propria economia; i sondaggi di opinione mostrano la maggioranza della popolazione che si oppone ad una tale eventualità. A parte le preoccupazioni sulla stabilità dell’Unione europea, gli islandesi sono preoccupati per la perdita di autonomia che l’adesione comporterebbe.
Il Partito Progressista è dell’opinione che se l’intenzione è di adottare un’altra valuta, il dollaro canadese è molto più promettente. Le due economie hanno maggiore comunanza di interessi di quanto l’Islanda ne abbia con la zona euro. Il passaggio può essere fatto in quattro settimane, questo consentirebbe di stabilizzare l’economia e consentirebbe un più facile accesso al capitale.
Il Partito Progressista non ha una grande presenza in parlamento, e il governo di coalizione vuole completare il processo di adesione all’UE, il leader progressista, spera in un cenno di approvazione dal Canada. Se ci fossero segnali di volontà del Canada ad approfondire la questione, significherebbe che il governo non può ignorare l’idea. Il Continente è il maggior partner commerciale dell’Islanda e l’euro è più liquido rispetto al dollaro canadese.
Il governo ha nominato un procuratore speciale per indagare l’attività criminale, come l’insider trading, che ha avuto luogo durante il crash. I candidati per la carica sono state respinti a causa di conflitti di interesse, così il governo ha predisposto la ricerca attraverso una inserzione sul giornale; l’unico a rispondere è stato Ólafur Hauksson, un pacato quarantasettenne originario di una cittadina a nord di Reykjavik, a cui è stato affidato l’incarico. La speranza islandese è affidata ad un soggetto senza alcuna esperienza di criminalità finanziaria che in precedenza aveva lavorato come commissario in una piccola città del distretto, un ruolo che era la combinazione tra un capo della polizia e un procuratore.
Il caso di più alto profilo legato alla crisi è quello di Geir Haarde, primo ministro dell’Islanda dal 2006 al 2009. L’ex primo ministro deve affrontare un tribunale speciale riservato ai membri del governo; nel caso di colpevolezza rischierà due anni di carcere per non essere riuscito a ridurre le dimensioni del settore bancario. E’ l’unico politico a carico.
Per ora l’Islanda è tornata alle attività economiche storiche : la pesca e la produzione di alluminio. L’Islanda non ha garantito le banche, rifiutandosi di pagare il debito ai creditori inglesi e olandesi in quella disputa che è l’Icesave e quindi il debito pubblico è gestibile. Gli islandesi non dovrà sopportare misure di austerità invalidanti come quelli di paesi che hanno pompato miliardi di euro nelle banche in fallimento. Eppure, una moneta stabile è necessaria per un’economia stabile. Il governo ha recentemente spinto in avanti il ​​suo obiettivo per la rimozione del controllo dei capitali di due anni al 2013.”
Questo quadro lascia spazio all’ottimismo, laddove ai paesi dell’Eurozona vengono richieste manovre finanziarie lacrime e sangue, che impongono alle popolazioni enormi sacrifici, fa eccezione l’Islanda, che ha ridotto l’inflazione al 5% e che il prossimo anno riuscirà, secondo le stime, a incrementare il proprio Prodotto Interno Lordo del 2,8% rigettando le direttive del Fondo Monetario Internazionale.
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La Rivoluzione Verde

Siamo in grado di sfamare il mondo e di ripristinare la salute ecologica del nostro pianeta?
Certamente per fare questo è necessario lanciare una Rivoluzione Verde Biologica in grado di cambiare il sistema di produzione del nostro cibo senza compromettere ulteriormente l’ambiente in cui viviamo.
Mentre nutrire gli affamati è sempre stato un problema impegnativo globale, l’incremento dei prezzi dei generi alimentari, del prezzo del carburante e la crisi finanziaria ci hanno resi ancora più vulnerabili, facendo precipitare a 77 milioni le persone che soffrono di malnutrizione, secondo la Food and Agriculture Organization (FAO).

Ora più che mai abbiamo bisogno di un paradigma e di un cambiamento incrementale nel modo in cui crescere, acquistare e mangiare il nostro cibo.

L’agricoltura biologica può sfamare il mondo, secondo l’UNEP può essere l’unico modo per risolvere il crescente problema della fame nei paesi in via di sviluppo. Le pratiche di agricoltura biologica in Africa hanno superato l’industria, la chimica-intensiva,  l’agricoltura convenzionale, e anche fornito benefici ambientali quali il miglioramento della fertilità del suolo, una migliore ritenzione idrica e resistenza alla siccità. Questa analisi di 114 progetti di agricoltura in 24 paesi africani ha rilevato che le pratiche di agricoltura organica hanno portato ad un aumento della resa di oltre il 100 per cento.

La rivoluzione industriale verde non ha, e non può sfamare il mondo; invece di aiutare le persone a nutrirsi, ha creato un ciclo di dipendenza. In un mondo di 7 miliardi di persone, circa 923 milioni di persone sono seriamente denutrite (FAO 2007), più di due miliardi di persone soffrono di malnutrizione o ‘fame nascosta’ causate da diete inadeguate e non diversificate.
25.000 uomini, donne e bambini muoiono ogni giorno di fame (World Health Report 2000). L’approvvigionamento alimentare mondiale dovrà raddoppiare di nuovo nei prossimi 40 anni per nutrire la popolazione del nostro pianeta.

Sulla base del pesante uso di fertilizzanti chimici e di irrigazione, la rivoluzione industriale verde ha funzionato solo fino a che il carburante costava poco e l’acqua era abbondante.

I metodi dell’agricoltura biologica sono rigenerativi perché ripristinano i nutrienti e il carbonio al suolo. Le pratiche agricole rigenerative sono state progettate per integrare i sistemi agro-ecologici a processi biologici alimentati dal sole.
Un sistema rigenerativo se correttamente gestito rispetto alle condizioni locali:
• aumenterà la resa globale;
• migliorerà l’adattabilità ai cambiamenti climatici migliorando la resistenza alla siccità e alle inondazioni;
• aumenterà il contenuto di carbonio del suolo, migliorando così la sua qualità e capacità;
• promuoverà la salute e il benessere attraverso un maggiore accesso a più nutrienti da una più ampia varietà di colture.
Alcune delle conclusioni del rapporto UNEP 2008:
• l’apporto di pratiche biologiche sul terreno aumenta la produttività delle colture alimentari;
• la produzione biologica consente agli agricoltori l’accesso ai mercati, consentendo loro di ottenere prezzi premio per i loro prodotti;
• i metodi organici e le tecnologie sono ideali per i piccoli agricoltori emarginati in Africa o in altri paesi in via di sviluppo;
• i recenti aumenti dei prezzi alimentari e dei prezzi del carburante hanno messo in evidenza l’importanza di rendere l’agricoltura meno energivora;
• i sistemi organici agricoli stanno dando un contributo significativo alla riduzione dell’insicurezza alimentare e della povertà e il miglioramento delle condizioni di vita nelle zone rurali dell’Africa;

L’agricoltura biologica copre attualmente 31 milioni di ettari di terreno coltivato in tutto il mondo più 62 milioni di ettari  su aree certificate; i rendimenti da agricoltura biologica in
paesi sviluppati sono più o meno come le rese da agricoltura convenzionale.

I ricercatori hanno concluso che l’agricoltura biologica è in grado di produrre abbastanza cibo per sfamare il mondo senza aumentare i terreni agricoli di base.
Lo studio per il confronto tra biologico e convenzionale di produzione di frutta e verdura condotto dal UC Davis Agricoltura sostenibile dei sistemi biologici (SAF) ha dimostrato che i rendimenti dei sistemi organici sono paragonabili o superiori ai rendimenti dai sistemi tradizionali, sistemi basati su combustibili fossili. (Clark, S. 1999).
Si è scoperto che l’agricoltura biologica di mais e semi di soia è più resistente alla siccità, superando colture convenzionali del 30% e 50% . In agricoltura biologica, il terreno cattura e trattiene più acqua nella zona radicale delle piante. L’acqua risparmiata in campi coltivati con sistemi di tipo organico possono essere anche del 100% in più rispetto al tipo convenzionale.

E’ necessario chiedersi, qual è la leadership e la volontà politica in grado di attuare queste politiche agricole?

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BIOMIMESI

La Biomimesi (da bios, che significa vita, e mimesi, cioè imitare) è una nuova disciplina  che studia i modelli della natura e poi emula queste forme, processi, sistemi e strategie per risolvere i problemi umani – in modo sostenibile.

E’ l’innovazione ispirata dalla natura; la natura fantasiosa per necessità ha già risolto problemi che l’umanità sta cercando di risolvere, magari affidandosi a soluzioni che generano nuovi problemi.

In natura ci sono ingegneri capaci (animali, piante e microbi) che con fantasia e per necessità hanno dovuto affrontare e hanno risolto problemi che pregiudicavano laloro stessa sopravvivenza, essi hano trovato ciò che funziona, ciò che è appropriato, e più importante, ciò che dura qui sulla Terra. Questa è la vera novità della biomimesi: dopo 3800000000 di anni di ricerca e sviluppo, ciò che ci circonda è il segreto della sopravvivenza.

L’emulazione consapevole del genio della vita è una strategia di sopravvivenza per la razza umana, un percorso per un futuro sostenibile. Più il nostro mondo funziona come il mondo naturale, più è probabile che daremo al mondo un futuro sostenibile.

La Gilda Biomimicry ed i suoi collaboratori hanno sviluppato uno strumento pratico di progettazione, chiamato la Spirale Biomimicry Design, per l’utilizzo della natura come modello.  Dopo  3,8 miliardi di anni di evoluzione, la natura ha imparato cosa funziona e cosa resiste al tempo. 

Ispirato da questi concetti, Gunter Pauli ha pubblicato il saggio “BLUE ECONOMY” edito da Edizioni Ambiente, dove propone un nuovo modello economico basato sulla biomimesi. L’obiettivo è quello di produrre in 10 anni con 100 innovazioni, 100 milioni di posti di lavoro. Una luce in fondo ad un tunnel dove biodiversità e cambiamenti climatici sono in odore di “irreversibilità”.      

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FRIBURGO: vocazione AMBIENTE

E’ questa la città verde, la capitale ecologica tedesca, la Toscana tedesca. Situata nel sud della Germania nella zona tra il Reno e la Foresta Nera, ha sì una buona reputazione.

In realtà, per capitale ecologica si intende soltanto che i processi globali di distruzione ambientale, procedono un pò più lentamente. La città di 215.000 abitanti (tra i quali 30.000 studenti) è stata spesso premiata per la sua vocazione ambientalista, per esempio ha ricevuto i titoli di “capitale ecologica” e  “città sostenibile” nel 1992 e nel 2004. Friburgo ha vinto più volte il “campionato solare nazionale” (ci sono 1.800 ore annue di sole a Friburgo).

Questo sviluppo positivo ha le sue radici nel passato. Fin dal 1962, Friburgo, era stata una città piuttosto sonnolenta e cattolica conservatrice, dominata dall’università e dal vescovo. La posizione della città ai margini della Germania e le guerre con la Francia avevano evitato l’insediamento di grandi concentarzioni industriali. Intorno al 1975 le proteste di massa di stampo ambientalista motivate ​dall’indole conservatrice di questa zona, hanno impedito, attraverso serie di sit-in, la costruzione di una fabbrica chimica francese, non lontano da Friburgo, così come tre centrali nucleari nelle città tedesche, francesi e svizzere nelle vicinanze. Sulla base del successo ‘No’ al nucleare e l’inizio ‘Si’ alle fonti energetiche sostenibili, si sono create vere e proprie reti regionali di ambientalisti.

 Importanti istituzioni ecologiche come la Freiburger Oeko-Institut [Istituto di Ecologia], il BUND [Amici della Terra], il partito Die Grünen [Verdi] e le aziende energetiche hanno le loro radici nei conflitti iniziati nell’Alta zona del Reno.

Dopo il disastro di Chernobyl e in seguito alla minaccia francese per la staziuone nucleare di Fessenheim, nel 1986 Friburgo è stata una delle prime città in Germania ad adottare un concetto innovativo di approvvigionamento energetico al fine di proteggere il clima. Il programma prevedeva la riduzione dei consumi di energia, acqua e risorse. 

Il nuovo quartiere Vauban è un progetto modello di Friburgo. Il metodo di costruzione del quartiere persegue l’idea di risparmiare energia e spazio.

 VAUBAN

Nel 1992 l’esercito francese ritirò le sue forze dalla base di Vauban a Friburgo, come previsto dall’accordo sulla riunificazione tedesca. Dopo il ritiro delle forze alleate e abbandonate le aree militari, queste ultime divennero il luogo per la pianificazione e l’implementazione di un nuovo quartiere secondo i principi della sostenibilità seguendo un percorso di sviluppo urbano molto diverso di quello adottato nelle altre città tedesche.

Dopo un intenso processo di pianificazione e di sensibilizzazione tra il 1995 e il 1996, nell’annno successivo iniziò la fase di attuazione. 

Si convenne che il progetto doveva essere sostenuta da un approccio di sensibilizzazione del pubblico; nacque nel 1994 l’associazione Forum Vauban, istituita come organismo non governativo è quindi finanziariamente e amministrativamente sostenuta dalla Città di Friburgo in modo da fungere da coordinatore per la partecipazione dei cittadini.

Fin dall’inizio tutti i problemi (mobilità, energia, alloggio, aspetti sociali, ecc) sono stati discussi in gruppi di lavoro aperti ai residenti. Sensibilizzare l’opinione pubblica era considerata come una componente chiave nella progettazione di un ambiente orientato al quartiere; le persone devono essere convinte che tale azione non serve solo i propri interessi da un punto di vista ecologico, ma aiuta anche a risparmiare denaro nel lungo termine.

Inoltre si presume che un cambiamento nel sistema di credenze delle persone porterà l’accettazione di altre politiche (es. car-sharing, trasporto pubblico) che non sono direttamente connesse con il processo di costruzione di una nuova casa.
In questo contesto il progetto di sviluppo distrettuale si propose di affrontare le seguenti questioni:

- equilibrio tra il lavoro e la vita;
- conservazione di alberi secolari e biotopi lungo un torrente confinante;
- priorità per i pedoni, ciclisti e trasporto pubblico;
- la costruzione di un impianto di cogenerazione;
- costruzione di edifici residenziali con uno standard di basso consumo energetico;
- l’apertura di un centro di quartiere con negozi per le necessità quotidiane;
- apertura di una scuola elementare e asili nido;
- creazione di verde pubblico;
- diversità di forme dell’edificio;
- divisione della terra in piccoli lotti;
- equilibrio tra i gruppi sociali;
- politiche di adattamento per le famiglie e i bambini. 

Nel 1997 la fase di attuazione è iniziata ed è durata fino al 2006.

Strategie:

- creazione di una zona residenziale con poco traffico motorizzato, i posti auto sono previsti in periferia, e le persone o le famiglie senza auto riceveranno benefici finanziari;
- nel settore energetico, cogenerazione sul lato dell’offerta e basso consumo energetico standard degli edifici dal lato della domanda sarà attuato;
- stimolazione della vita sociale con l’apertura di un centro di quartiere. La città si è impegnata ad utilizzare una vecchia caserma al fine di aprire un luogo di incontro per i residenti locali.
L’obiettivo generale è quello di sviluppare una zona residenziale per 5.000 persone e creare 600 posti di lavoro su un’area di 38 ettari.

 

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RAINBOW WARRIOR (nave ammiraglia della flotta Arcobaleno di Greenpeace)

Quindici minuti prima della mezzanotte del 10 luglio 1985: due potenti bombe, collocate nello scafo di Rainbow Warrior da subacquei dei servizi segreti francesi aprirono falle mortali allo scafo ancorato nel porto di Auckland (New Zealand). Le stesse bombe assassinarono l’ecologista portoghese Fernando Pereira, che si trovava a bordo in quel momento.

Il vecchio Rainbow Warrior aveva combattuto nelle battaglie pacifiche delle acque nei mari del sud, mettendo a nudo l’assurdità degli esperimenti nucleari francesi nell’atollo di Mururoa.

Non c’è più niente di più bello di un veliero che solca i mari in silenzio, e in quello stesso silenzio, nel dicembre 1985, amici venuti da tutto il mondo rimorchiarono il Rainbow Warrior addormentato, fino alla insenatura di Matauri, davanti alle coste neozelandesi, e con una cerimonia maori lo lasciarono scendere negli abissi marini, alla profondità necessaria perchè si unisse alla vita per cui aveva lottato.

“Il mondo alla fine del mondo” Luis Sepulveda, 1994, Ugo Guanda Editore

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RISORSE MATERIALI

Il quantitativo di risorse utilizzate da ciascuno di noi non dovrebbe eccedere la quantità di risorse rigenerate, e le emissioni inquinanti non dovrebbero eccedere la capacità di assimilazione dei sistemi naturali.

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MAROCCO: opportunità mediterranee

In una posizione geografica strategica sia con l’Atlantico che con le coste del Mediterraneo, il  Marocco rimase indipendente per secoli, sviluppando una cultura ricca: miscela araba, berbera, influenze europee e africane. In questo paese di circa 35 milioni di persone, almeno il 40 per cento della popolazione è impiegato nel settore agricolo, che contribuisce per meno del 20 per cento del PIL del paese. La disoccupazione giovanile è almeno il 20 per cento. Lo studio Brookings Institution sulla disoccupazione giovanile stima che la disoccupazione giovanile costi al Marocco attorno al 7 per cento del suo PIL.

Nonostante questi primi dati poco confortanti, le aziende marocchine e internazionali continuano ad investire in Marocco per approfittare della competitività del costo del lavoro e della posizione geografica accessibile ai mercati in Europa, Africa e Medio Oriente, e infine anche dalle politiche pro-business.

Vi è un progetto, voluto e portato avanti da Mohammed VI, re del Marocco (figlio di Hassan II), che guida il Paese: il porto commerciale di Tangeri Med, il più grande d’Africa, in linea di mare a 36 ore dall’Italia e a 40 minuti dalla Spagna.  Una grande opera che diventerà un punto di riferimento del Maghreb, una sorta di Unione europea dell’Africa che mette insieme cinque Stati del Nord: Libia, Tunisia, Marocco, Algeria, Mauritania. Tutto quello che sarà commerciabile via nave, passerà dal porto di Tangeri.

E poi, sempre il monarca ereditario, sta facendo costruire il più grande aeroporto d’Africa, su quattro mila ettari di terreno.

A gennaio scorso il Marocco ha sottoscritto con l’America e l’Europa un trattato di libero scambio. Per cui questo Paese diventerà zona franca. Insomma, lo Stato africano sta vivendo un momento d’oro.

La più grande società immobiliare d’Africa, che ha costruito il più grande grattacielo di Dubai e che fa capo ad uno dei più ricchi sceicchi del mondo ha praticamente preso in concessione per 99 anni le coste africane con l’obiettivo di realizzare Marina Rabat: tante strutture di ricezione turistica vicino alla capitale.

Niente illustra meglio i benefici dell’integrazione regionale quanto i progetti infrastrutturali che sono di interesse comune per vari paesi. Eventuali joint venture nel campo dei trasporti, ad esempio, avrebbero un forte impatto politico ed una grande visibilità e riuscirebbero ad avvicinare i cittadini del Maghreb sia fisicamente che psicologicamente.

 I progetti energetici potrebbero essere rafforzati dato che, in base alle previsioni, i bisogni energetici dovrebbero aumentare molto più rapidamente nel sud del Mediterraneo rispetto all’Europa. Questi progetti favorirebbero l’integrazione del Maghreb se fossero affiancati da progetti industriali nel settore del gas come materia prima o come fonte energetica e se sviluppati in collaborazione con partner europei. Le abbondanti risorse di gas della regione dovrebbero inoltre essere utilizzate per alimentare gli impianti di desalinizzazione al fine di soddisfare il consistente bisogno d’acqua del Maghreb.

L’esplosione demografica e la rapida urbanizzazione della regione insieme alla crescita del turismo implica già che la scarsità d’acqua sta ostacolando la crescita. Lo sviluppo delle infrastrutture dell’acqua è essenziale per il Maghreb, pertanto uno dei fattori che potrebbe unire la regione è proprio la gestione e lo stanziamento delle risorse idriche.

La priorità nell’ordine del giorno rimane comunque la risoluzione dei conflitti interstatali, come i contrasti tra Algeria e Marocco sul Sahara occidentale, che impediscono la creazione di un Maghreb unificato. Senza questo futuro la disperazione economica che ha provocato la rivoluzione a Tunisi difficilmente si placherà.

Dal Marocco alla Turchia hanno visto sestuplicarsi in sette anni gli investimenti dall’estero. Hanno ricevuto iniezioni di capitali stranieri freschi per 60 miliardi di dollari nel 2006, poco meno della cina (70 miliardi), più del doppio dell’america latina .

Tra i paesi attivi nel promuovere lo sviluppo economico di questa zona c’è l’India (TATA per l’auto, Wipro Technologies per l’informatica, Ranbaxy per i fertilizzanti), Corea del Sud (componenti per auto). Dall’inizio di questo decennio la crescita del suo Pil è stata in media del 4,4 % annuo.

 

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Cina: cuscinetti e auto a risparmio energetico

KUALA LUMPUR – Proprio nel circuito internazionale di Sepang, dove si svolgono le gare di formula 1, Shunhong Guo, di 21 anni proveniente da Pechino dall’Institute of Technology (progettista di un futuristico veicolo aerodinamico), nel mese di luglio, con altri 93 team di studenti provenienti da 12 paesi in tutta l’Asia si stavano preparando per un’eco-maratona. La gara consisteva nel percorrere la maggiore distanza utilizzando la minor quantità di carburante. Il concorso è stato poi vinto da una squadra del team Thailandia e Guo è arrivato terzo.

Il piccolo evento riflette un quadro molto più ampio. Paesi in tutto il mondo sono alla ricerca di modi efficaci per ridurre l’anidride carbonica attraverso la legislazione e protocolli internazionali vincolanti, in particolare nel settore automobilistico.

Molte aziende lungimiranti sono intenzionate a trasformare molti degli attuali problemi ambientali a vantaggio commerciale.

Il gruppo SKF, che opera nella progettazione e produzione di cuscinetti volventi e prodotti correlati, gruppo tra i più importanti del mondo per fatturato, è uno di loro.

La società è fornitore di tutti i cuscinetti alla Ferrari di Formula Uno dal 1947.

Godendo di 13 anni di crescita consecutiva, le operazioni in Asia della compagnia hanno avuto una espansione in tutte le loro attività, compreso il settore automobilistico. Nel 2010 hanno registrato una crescita del fatturato del 30 per cento.

Attingendo dai mercati emergenti che hanno un forte desiderio di muoversi verso una società ”verde”, l’azienda ha ampliato la propria presenza nei paesi chiave in tutta l’Asia, e recentemente ha istituito un centro di ricerca e sviluppo e ha acquistato tre stabilimenti in Cina. Ha un totale di 22 fabbriche in tutta l’Asia.

Fornendo cuscinetti progettati per ridurre gli attriti sulle parrti meccaniche, si è contribuito al risparmio energetico per la progettazione dei veicoli che hanno partecipato alla gara di Sepang.

Nonostante gli enormi passi avanti fatti nel miglioramento dell’efficienza energetica nelle autovetture, appena dal 15 al 20 per cento del carburante viene utilizzato per spostare una vettura lungo la strada o per alimentare accessori del veicolo; il resto si perde nella inefficienza del motore e della trasmissione, ha detto Torsten Nordgren, direttore della SKF Automotive Division Asia.

Fino al 30 per cento della riduzione dell’attrito è stato verificato nei cuscinetti E2 applicati alla trasmissione di auto portando ad un risparmio fino a 8 grammi di emissioni di anidride carbonica ogni chilometro.

Un altro esempio è l’introduzione di cuscinetti a rulli nell’albero motore che può produrre un risparmio di carburante fino al 5 al 6 per cento, come risultato di minor attrito.

In generale sono necessari in una macchina 30-40 cuscinetti . Quasi tutto quello che gira in macchina, come la scatola del cambio richiede un tipo di cuscinetto. L’attrito del cuscinetto avrà un impatto diretto sul consumo di energia.

La Cina ha un enorme potenziale nel settore delle nuove auto a risparmio energetico. Il paese lancerà un piano per rendere il risparmio energetico nel settore dei veicoli leader nei prossimi 10 anni, con finanziamenti del governo di 100 miliardi di yuan (10,5 miliardi di euro).

Secondo il piano, la Cina sta puntando per la prima posizione mondiale nel settore dei veicoli a risparmio energetico con volumi di vendita di 5 milioni di unità entro il 2020.

 

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